L’alienista

Per quanto mi riguarda, L’alienista è il prototipo della serie Netflix che non ti aspetti. Ammetto di aver preso a guardarla solo in mancanza di idee migliori, così credevo, e in virtù dell’ambientazione, la New York della metà dell’Ottocento. Ho sempre avuto un debole per le storie che hanno da sfondo il passato più o meno recente della Grande Mela.

Beh, ho scoperto ben presto che c’era ben di più, da vedere.

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Un esercizio di scrittura a cui non avevo mai pensato: la copiatura

La settimana scorsa ho seguito un consiglio e ho acquistato un nuovo ebook a tema “scrittura”: si tratta di Pulp Era Writing Tips e il titolo dice già più o meno tutto.pulp2btips
Si tratta di una notevole raccolta di articoli scritta da autentici autori “pulp”, dell’epoca d’oro di questo genere. Per intenderci, risalgono agli anni ’30 e ’40 del secolo scorso. Continua a leggere

“Come ho scritto un romanzo in un mese” di Marco Siena

Questo ebook dell’autore di romanzi horror Marco Siena, da poco pubblicato, si può considerare come un giusto complemento a “Scrivi troppo!” di Alessandro Girola, di cui trovate un paio di mie considerazioni qui.
Infatti, se il testo di Girola, “manifesto contro l’approccio romantico alla scrittura”, è volto a consigliare l’individuazione di un metodo di lavoro, di una routine e di una abitudine quotidiana alla scrittura, quello di Marco Siena è un diario in pillole di chi ha abbracciato quel metodo e quell’approccio artigianale, con ottimi risultati.

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Perfetti sconosciuti

In modo del tutto ingenuo, mi verrebbe da dire da sprovveduto, ho affrontato il caldo della domenica pomeriggio con la prospettiva di guardare in streaming questo film, consigliatomi da mia sorella.maxresdefault
Ero convinto che mi sarei trovato davanti a una commedia italiana lieve, che mi avrebbe fatto passare qualche momento spensierato.
Che ingenuo, nulla di più lontano da ciò che mi attendeva. Continua a leggere

Libri che forse non leggerò durante le vacanze (purtroppo)

Forse qualcuno la potrebbe chiamare “Sindrome di Peter Pan” o forse si tratta solo – me lo auguro, quasi – di semplice ottimismo.
Fatto sta che come ogni anno mi ritrovo a fare un elenco dei libri che mi piacerebbe leggere in vacanza. Che c’é di male? Nulla, se non che di solito la lista è tanto lunga da risultare più adeguata a un periodo sabbatico da trascorrere lontano dalla civiltà per qualche anno, anziché a una vacanza di neanche venti giorni.
In ogni caso, sognare non costa nulla.
Quindi, partiamo. Continua a leggere

“Tenebre” di Robert McCammon

Sono abbastanza vecchio da ricordare bene il periodo in cui la gente – anche i bambini – avevano paura che il mondo saltasse per aria.05867
Se ne parlava spesso, di quella eventualità. E mi chiedo quanta più paura avremmo oggi, con un rischio così concreto di scontro tra le due superpotenze e la possibilità di amplificarne gli effetti derivante dalla onnipresenza dei media.
Ricordo una vecchia storia di Daredevil, scritta da Ann Nocenti e disegnata da John Romita Jr., in cui compare un bambino ossessionato dalla paura della guerra nucleare, tanto da vivere segregato in casa, con tutti gli accorgimenti possibili e terribili per la sopravvivenza al dopo bomba.
E mi ricordo anche della pellicola che ha avuto la maggior risonanza all’epoca, credo, The day after.
Ecco, leggere “Tenebre” di Robert MacCammon, mi ha riportato a quel periodo, per fortuna, lontano.
Come in The day after, anche nel lungo romanzo di McCammon le paure di tante persone diventano realtà e il mondo viene devastato dalla guerra nucleare.
Le città diventano rovine o addirittura polvere, l’ambiente è contaminato, l’acqua è velenosa, le piante e la terra sono morte e il sole è sparito dietro una impenetrabile coltre di nubi. L’inverno è divenuto perpetuo.
Quasi tutti gli uomini sono morti e chi è sopravvissuto si ritrova in un mondo che di certo avrebbe preferito non conoscere, con il volto ricoperto da piaghe infette dovute alle radiazioni. Chi è sopravvissuto ha modo di pentirsene.
Così, l’autore segue per alcuni anni le vicende di alcuni sopravvissuti, destinate a intrecciarsi e ad avere un ruolo determinante sulla sorte dell’umanità intera.
Conosciamo Sister, senza tetto di New York salvatasi solo perché costretta a passare la notte fatale dell’esplosione nucleare nelle fogne della metropoli. E poi, Josh, gigante di colore, ex giocatore di football ora impegnato a sbarcare il lunario come lottatore di wrestling. E la bambina Swan, che ha in sé un potere unico, costretta dalla madre all’ennesimo trasloco per prendere le distanze dall’ultimo uomo sbagliato di una lunga serie.
E poi, troviamo il colonnello Macklin, un ex eroe della guerra del Vietnam, posto a capo di un rifugio antiatomico la cui efficacia è per caso davvero messa alla prova proprio mentre ospita al suo interno centinaia di persone.11557
Ciascuno di loro si trova nella dura condizione di ripartire, nelle peggiori condizioni. Feriti, mutilati, avvelenati dalle radiazioni, affamati e assetati, si avventurano in un mondo ostile con atteggiamenti e intenti diversi.
C’è chi ritiene di dover adempiere a una missione, e avrà modo di scoprire di aver fatto parte davvero di un disegno più grande, e chi invece cercherà di approfittare di ogni opportunità offertagli dal destino per primeggiare sugli altri, elevarsi dalla massa bisognosa e ferita per conquistare il potere.
C’é persino il diavolo, che conferma di aver avuto un ruolo fondamentale nella distruzione nucleare, e che ora è intento a godersi quella che chiama “la sua festa.”
Nello schieramento opposto manca una figura analoga, visto che l’unico intervento soprannaturale a favore delle forze del bene pare consistere in un oggetto capace di generare visioni di un futuro in cui la devastazione è un ricordo.
Tenebre si è rivelato una lettura avvincente. McCammon ha posto al centro della narrazione pochi personaggi ai quali ci si affeziona in fretta e ha rappresentato con efficacia lo scenario apocalittico e malato del nostro pianeta.
Si può leggere solo come un lungo romanzo di puro intrattenimento, e ci si appassiona davvero a seguire le vicende dei protagonisti, raccontate in modo alternato e sospese sempre nei momenti di maggior tensione.
Ma si può anche trovare senza difficoltà nelle parole dell’autore e nella lunga peregrinazione dei personaggi una riflessione efficace sul potere della speranza  e sulla gestione della responsabilità, sul nostro rapporto con il prossimo e su come le ultime due cose finiscano per determinare che tipo di persone siamo.
Tenebre è sparito da tempo dagli scaffali delle librerie itaiane, ed è un peccato, e credo sia un peccato. Per me si è rivelata una grande lettura estiva. Parla di una paura che forse non ci tocca più così da vicino, ma ci induce comunque a considerazioni che dovremmo sempre tenere presenti, a prescindere dalla minaccia di un’apocalisse atomica.

“Scrivi troppo” di Alessandro Girola

“Fai ancora surf?”
“Tutte le mattine.”
Point Break

Secondo alcuni, la scrittura è un’attività saltuaria, da praticare solo quando si è davvero “ispirati”. E di certo, secondo costoro, non è assimilabile alla pratica sportiva, ed è assurdo pensare a una forma di allenamento che ci consenta di scrivere meglio.

Keanu Reeves, in “Point Break”, dopo aver provato e riprovato a cavalcare le onde sul surf, entra nell’ufficio del proprio capo, all’FBI, e annuncia trionfante: “I got my first tube, sir!”, a conferma che la sua indagine stava proseguendo benone e che non stava affatto perdendo il proprio tempo. Ecco, secondo alcuni, l’allenamento alla scrittura sarebbe privo di senso e non porterebbe certo a risultati così soddisfacenti.
Di avviso radicalmente diverso è l’autore di “Scrivi troppo!”, il prolifico (neanche a dirlo), Alessandro Girola.
Il sottotitolo del suo recente saggio è “Manifesto contro la visione romantica della scrittura” e mi pare di per sé eloquente.

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Deadwood Dick n. 1

Deadwood Dick è il primo albo della nuova linea Bonelli “Audace”, che si propone di offrire al pubblico “contenuti espliciti”.
Ma il nuovo logo è solo uno degli elementi sorprendenti tra quelli che campeggiano in copertina. Infatti, subito sopra il titolo della miniserie spicca il nome di Joe R. Lansdale.
E infatti, benché sceneggiatore dell’albo sia Michele Masiero, Deadwood Dick trae spunto da una delle opere più recenti di Lansdale. E a mio parere, l’albo bonelliano supera per qualità e per capacità di divertire l’opera originale.
Non so se è mai capitato anche a voi, ma a volte, leggendo Lansdale, ho avuto l’impressione che volgarità, battutacce e situazioni di grana piuttosto grossa siano espedienti per mascherare storie che altrimenti avrebbero poco da dire o che fanno fatica a ingranare. E questa impressione l’ho provata in modo netto leggendo Paradise Sky, proprio il titolo italiano per l’opera – da me gettata alle ortiche dopo un terzo della lettura – da cui è per l’appunto tratto Deadwood Dick. Continua a leggere

Il macellaio e la rosa – Dylan Dog 382

Il macellaio e la rosa è una storia di Dylan Dog.
E bella scoperta, dirà qualcuno: è un albo della sua serie regolare!
No, intendo dire che l’Old Boy è in scena per la gran parte dello svolgimento della storia e ne è davvero protagonista. Per quanto mi riguarda, in passato è successo troppo spesso che i riflettori seguissero di più comprimari o antagonisti anziché Dylan.
Ma, come ho detto, non è questo il caso del numero in edicola ora, scritto dal veterano Pasquale Ruju.1524683797435-il_macellaio_e_la_rosa___dylan_dog_382_cover
Lo sceneggiatore ha combinato i tanti elementi tradizionali che contribuiscono a rendere uniche e identificabili le storie di Dylan Dog e ha realizzato un albo in cui l’orrore trova puntuale contrappunto nel tono scanzonato e ironico che contraddisgue da sempre le avventure dell’inquilino di Craven Road.
Lo spunto è quello di un’indagine su una serie di efferati delitti e l’Indagatore dell’Incubo finisce per interessarsene quando una scrittrice si rivolge a lui, perché somigliano davvero un po’ troppo a quelli descritti nel suo ultimo romanzo.
Che poi, proprio “suo”, della scrittrice, quel romanzo non è. Perché l’ha scritto per lei un ghostwriter, quando, disperata per la crisi creativa che la attanaglia, era incapace di rispettare una fondamentale scadenza. Continua a leggere

The Jane Austen Book Club

Partiamo da un presupposto. Per quanto mi riguarda, un film con Maria Bello non potrà mai essere brutto (e scusate il gioco di parole).51kq2bqlhe5l-_sy445_
Quindi, quando qualche giorno fa mi sono imbattuto casualmente in un film che la vedeva tra i protagonisti, ho subito pensato che la visione fosse in qualche modo dovuta.
E non mi sono affatto pentito.
Il film in questione si intitola “The Jane Austen Book Club” e grazie al cielo mi ci sono imbattuto per gustarne la gran parte.
La trama è piuttosto semplice. Un gruppo di donne, o meglio un gruppo di amiche, di età ed estrazione sociale diversa, decidono di leggere ogni mese uno stesso romanzo della Austen, e poi trovarsi per commentarlo.
In particolare, Maria Bello interpreta Jocelyn, colpevole, così crede, di aver presentato all’amica Sylvia (Amy Brennenan) il marito che la fa tanto soffrire con i suoi tradimenti. Continua a leggere