Una questione di punti di vista

Oggi eravamo invitati da un amico in campagna per una grigliata.

Ma detto così non rende. Questo amico è l’ultimo proprietario di una cascina appartenuta alla sua famiglia almeno per le ultime quattro generazioni.

Si tratta di uno di quei complessi rurali di una volta, risultanti dalla somma di vari costrutti edificati in epoche diverse intorno a un grande piazzale, attraversato dalla strada di campagna che conduce al più vicino paese. Tutto intorno alla cascina, campi coltivati a perdita d’occhio, in una sequenza interrotta solo da strade sterrate e risaie colme d’acqua.

90962599Ci eravamo già stati, ma questo non mi ha impedito di smarrirmi e prendere la strada sbagliata a un bivio tra l’ultimo paese e la cascina. Quando l’errore si è rivelato evidente, perché davanti a noi si estendeva solo campagna per chilometri e non c’era alcuna cascina all’orizzonte, ho chiamato il nostro ospite, sicuro che gli sarebbe stato impossibile stabilire con certezza dove ci trovavamo e darci quindi qualche indicazione. Continua a leggere

Better than before – speriamo!

Da tempo sto cercando di introdurre nella mia vita una sana abitudine quotidiana alla scrittura.

22889767Purtroppo, però, pare che finora il tempo trascorso a scrivere sia di inferiore rispetto a quello in cui “penso” di dover scrivere.

E’ bene porre fine agli indugi, perché la vita, dicono, non è poi così lunga.

E allora, giusto per aiutarmi nel raggiungere questo obiettivo, mi sono comperato
all’astronomica cifra di 99 centesimi “Better than before”, libro consigliato da questo sito, che seguo da qualche tempo, in questo post.

In pratica, si tratta di un vero e proprio studio su come gli esseri umani acquisiscono nuove abitudini.

E su come, con esse, si guadagnano anche qualche soddisfazione. Continua a leggere

Qualche buon motivo per cominciare a leggere in inglese

Ci ho messo un po’ a capirlo, ma alla fine ho concluso che leggere solo in italiano è una enorme limitazione. E anche un pessimo affare.

Non è una affermazione dettata da una qualche forma di snobismo. Semplicemente, gli scaffali delle librerie avevano da un po’ perso nei miei confronti quel magnetismo irresistibile che le ha sempre contraddistinte.

Viceversa, ho trovato un mare magnum di testi che probabilmente mai vedranno la luce in italiano disponibili in lingua inglese. Non solo, li ho trovati – su Amazon, of course – a prezzi ridicoli. Continua a leggere

“John Belushi – Chi tocca muore” di Bob Woodward

johnbelushi-1-568x730La biografia dell’attore comico John Belushi si piazza in ottima posizione nella classifica dei libri più tristi e allo stesso tempo più istruttivi che abbia mai letto.

Scritto da uno dei due giornalisti del Watergate, Bob Woodward, l’opera ripercorre con dovizia di particolari la breve parabola di un uomo capace di diventare a poco più di trent’anni uno dei comici più seguiti d’America. E uno degli attori più pagati dello show businness.

Per ricostruire la breve esistenza di Belushi, Bob Woodward riferisce di aver intervistato circa trecento persone.

E se i primi anni di vita e di carriera scorrono piuttosto veloci, con l’avanzare della lettura il tempo del racconto rallenta, fino a diventare una ricostruzione dettagliata, dapprima degli ultimi mesi e poi degli ultimi giorni di Belushi.

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Slow West

Fino a qualche giorno fa, per convincere qualcuno che il genere western ha ancora qualcosa da dire, lo avrei indirizzato verso l’edicola più vicina e gli avrei consigliato di mettere le mani sul primo numero di Tex che gli fosse capitato a tiro.

Perché si tratterà pure della più vetusta serie bonelliana, ma le storie di Mauro Boselli, e del gruppo di sceneggiatori all’opera su questa autentica icona del fumetto italiano, ogni mese smentiscono l’assunto che il genere abbia detto tutto quello che poteva dire.tex01

Allo stesso modo, anche gli autori di Slow West, che ho visto l’altra sera grazie a Netflix, si cimentano e riescono nella medesima ardua impresa. Continua a leggere

Un commento alla foto “Strada”

E’ strano, ma l’articolo che ha riscosso maggior successo finora qui su “solo qualche parola”…non è un articolo.
E’ la foto postata col titolo “Strada”.
Si tratta di uno scatto effettuato senza preparazione – seguendo l’istinto del momento – questa estate, dopo l’iscrizione al corso di fotografia promosso da WordPress.
In pratica, una mail al giorno per una settimana assegnava un tema per altrettante foto, da pubblicare con il tag #developingyoureye.
E io, come svolgimento del primo compito a casa, ho scattato quella foto col mio cellulare, in una notte di agosto. Mi ero iscritto al corso e non volevo lasciar passare il primo giorno senza il post. Si è trattato, quindi, più che altro di un esperimento.
E in effetti la foto non mi pare nemmeno molto riuscita.
Però mi è venuta voglia di parlare di quella strada.
Si tratta della via principale del paese natale di mia moglie, in Molise. Circa 800 abitanti, in rapida diminuzione. Un paese come tanti della zona, come tanti del Sud Italia.
Il nome di quella strada è piuttosto eloquente: si chiama “via dell’Emigrazione”.
Un nome del genere, per una via, si può trovare solo lì. Almeno per ora, a quanto so. E’ una strada che taglia tutto il paese, passa davanti al municipio, si spinge fino alla piazza dove si trova la chiesa principale e poi lì ripiega su se stessa, anche se ancora si diparte in qualche viuzza secondaria.
La vita del paese si raccoglie tutta lì, dove una volta alla settimana arriva il mercato, e dove si concentra la presenza dei pochi negozi. Alla sera, un buon tratto della via, che include gli unici due bar, una pizzeria da asporto e il circolino locale, è chiuso con transenne, così che bambini, ragazzi, uomini e donne di ogni età, lo possano percorrere avanti e indietro infinite volte, intenti a chiacchierare gli uni con gli altri. Uno strano fenomeno, al quale non ero abituato. Lì non è così raro vedere un anziano signore camminare insieme a ragazzi di qualche decina d’anni più giovani, scherzare con loro come se non esistesse differenza di età e, soprattutto, senza legami diversi dall’intento di trascorrere qualche momento insieme.
Ci si conosce tutti, in paese, e i rapporti si intrecciano con facilità, perché il numero di residenti cala di anno in anno, insieme a quello dei nuovi nati. Cresce invece il numero di chi quella strada, la via dell’Emigrazione, la percorre un’ultima volta e fino in fondo, dando le spalle alla chiesa e alla piazza per non rivederle magari mai più, dopo avere percorso quella via, sera dopo sera.

Ecco, questa è la storia di quella strada, che non mi pare emergesse dalla mia foto.

Illusioni

Per quanto mi riguarda, e credo di averlo già scritto, c’é una sola collana Bonelli davvero imperdibile. E tra gli sceneggiatori impegnati a scrivere per la casa editrice milanese, ce n’é uno che cerco di seguire in ogni occasione.maxresdefault

La collana è “Le Storie” e lo sceneggiatore è Fabrizio Accatino. L’anno scorso, più o meno in questo periodo, era uscito quel gioiello di “Il prezzo dell’onore”, un albo indicato da più parti come la miglior storia a fumetti uscita in Italia nel 2015.

Bene, il binomio si è ricomposto nell’ultimo numero de
lla collana, che dà anche il titolo al mio Post. Continua a leggere