Sulla strada per Lucca

Dunque il giorno della partenza è finalmente arrivato.
Questa volta, per la prima volta, mi affiderò alle ferrovie dello Stato per raggiungere Lucca. E qui un bel “incrociamo le dita” penso di potermelo permettere.
Ho letto che il servizio ferroviario è stato appositamente potenziato in occasione della manifestazione, e non posso che esserne contento.
Tra qui e sabato, se tutto andrà per il verso giusto, trascorrerò circa 10 ore in viaggio.
Per trascorrere in modo piacevole il solitario viaggio di andata, mi affiderò a quanto stipato nella memoria del mio vecchio Kindle.
Per il viaggio di ritorno, invece, direi che la scelta in fatto di letture sarà di certo ancora più ampia.
Quindi dalla prossima settimana, tempo permettendo, da queste parti si comincerà a parlare un po’ di libri e fumetti.
E di quello che avrò trovato a Lucca.

Di nuovo a Lucca Comics

Va bene, d’accordo, lo so. Non dovrei essere così infantilmente contento di tornare a Lucca Comics and Games dopo diversi anni di latitanza.

Però…cosa posso dire? La sola prospettiva di ritrovarmi in mezzo a torme di persone in marcia attraverso le principali piazze della cittadina toscana, intente a spostarsi da un padiglione all’altro, mi elettrizza.

Prima di tutto, perché se ti piacciono i fumetti, allora Lucca in questo periodo dell’anno è il posto in cui dovresti essere. E poi perché non ci sono solo tonnellate di albi con proposte vecchie e nuove. Ci sono anche autori ed editor, mai così vicini e a tiro per una domanda o una firma sugli albi appena acquistati. E non è finita.

Quest’anno sono annunciate mostre davvero interessanti. Prima di tutto, voglio godermi quella dedicata alla nuova stagione narrativa di Dylan Dog. E poi c’è quella dedicata a Galep, Crepax e Mike Deodato jr., che non è esattamente da trascurare. E poi e poi….tra gli ospiti, c’è anche Joe Abercrombie, autore fantasy dal successo in costante crescita anche nel nostro Paese.

E ancora, proiezioni di documentari, film, cortometraggi, laboratori, incontri con autori, conferenze tenute dai curatori delle case editrici…per quel che mi riguarda si tratta di una full immersion imperdibile. Deleteria per i miei risparmi, ma assolutamente irrinunciabile.

E il bello è che mi sembra di affrontare la vigilia della partenza con lo stesso spirito di quando mi accingevo ad affrontarla per la prima volta, nel lontano 1991. Allora la convention era contenuta per intero negli spazi del palazzetto dello sport e in alcune avventurose tensostrutture. Oggi si vive la manifestazione nel meraviglioso centro storico, che varrebbe la pena di essere visitato in ogni caso.

Insomma, ci sono davvero un sacco di motivi per attendere con impazienza, ancora una volta, che la più importante manifestazione di fumetti (e non solo) d’Italia apra i battenti.

Scrivere, per me

Passo gran parte della mia giornata lavorativa a scrivere. E siccome le mie giornate lavorative stanno invadendo anche il fine settimana, posso dire che passo gran parte della mia vita per come è ora a scrivere al computer. E allora, verrebbe da chiedersi: perché aprire anche un blog, e costringersi in tal modo a prolungare la permanenza alla tastiera?

Certamente qualcuno potrebbe rispondere per masochismo. E potrebbe anche essere vero, chi lo vuole negare?

Però se devo fornire una risposta sincera, allora dico che lo faccio perché mi piace.

Scrivere mi è sempre piaciuto. Anche a scuola, di tutte le attività imposte, ricordo che è quella che mi ha garantito sempre un margine di soddisfazione. Ricordo ancora con soddisfazione alcuni ingenui racconti messi insieme alle scuole elementari. E conservo un nitido ricordo di me stesso, seduto a un banco vicino alla finestra, mentre al liceo sono intento nella ricerca della parola migliore per completare una frase in un componimento.

Ecco, la ricerca della parola giusta mi ha sempre conquistato. Ancora oggi se trovo piacere in tutto quello che scrivo per lavoro – o quasi – è proprio perché pescare il termine corretto dalla moltitudine offerta dalla lingua italiana mi trasmette un senso di appagamento.

E non sarebbe di per sé sufficiente questo, allora? Che bisogno c’è di aprire anche un blog? Beh, prima di tutto, considero la blogosfera una realtà ricchissima. E mi piace pensare di farne parte, nel mio piccolo. Ma non è solo per questo. Ho scoperto che scrivere “d’altro”, di quello che mi piace, per me è terapeutico, mi ricarica. Per completare questo post mi sono cimentato di nuovo e chissà quante volte nella ricerca di quella parola che avrebbe completato e dato senso alle frasi. Per farlo, sono uscito dalla routine dei pensieri ricorrenti, dall’ansia che mi viene dalla prospettiva di tutto quello che dovrò fare domani. In conclusione, la ricerca di quella benedetta parola mi dà soddisfazione e piacere, almeno quanto me ne dà individuarla.

Credo che questa sensazione sia comune, e forse accomuni, chiunque scriva.

A volte ritornano

Quanti conoscono qualcuno che ha deciso di trasferirsi altrove (ossia, in un altro Paese) e tentare la fortuna?

Diversi miei amici hanno compiuto questa scelta. C’è chi l’ha fatto quando ancora l’Italia danzava in punta di piedi sull’orlo del baratro in cui è caduta solo in seguito e c’é chi l’ha fatto quando ormai qui le cose stavano già andando come vanno ora.

Un mio caro amico non ha solo deciso di tentare la fortuna. Ha deciso che, se fosse stato costretto a lasciare un Paese che malgrado tutto amava, l’avrebbe fatto per inseguire un sogno. Quel sogno si chiamava Africa.

Per lui, non si è trattato di chiudere la casa in cui abitava, sigillare qualche scatolone con i propri averi e raggiungere il luogo in cui aveva già magari una prospettiva lavorativa. Si è trattato invece di monetizzare ogni proprietà, per trasformarla in una risorsa da usare nei momenti di bisogno, che si sarebbero di certo presentati. Perché il suo progetto era di acquistare un terreno coltivabile e – ovvio – coltivarlo. E acquistare beni immobili, in Africa, non è esattamente la stessa cosa che in Italia. C’è qualche piccola difficoltà in più, legata in massima parte alla latitanza di regole chiare, all’alto livello di corruzione e alla consistente presenza di persone disponibili a tirare volentieri un bidone al prossimo. Il mio amico avrebbe poi costruito una casa su quel terreno e avrebbe acquistato poco per volta quanto sarebbe occorso per vivere in modo autosufficiente, disporre di acqua potabile e di energia elettrica. Avrebbe allevato animali e li avrebbe venduti o avrebbe venduto prodotti di derivazione animale, così come avrebbe venduto le colture e gli ortaggi prodotti dalla sua terra.

Un salto mortale di quelli che al circo tengono gli spettatori col fiato sospeso, perché compiuto senza rete. Non c’era un piano B, niente uscite di emergenza.

E il sogno, però, è rimasto tale.

Qualcosa non ha funzionato e il mio amico se ne è tornato in Italia. Presumo che abbia bruciato tutte le proprie risorse e si stia accingendo a ripartire da zero.

Ci sarà di certo qualcuno che riderà di lui, che lo giudicherà un incosciente illuso e che dirà anche che ha avuto quel che meritava, per la propria ingenuità.

Trovo invece che nella sua sconfitta ci sia una nobiltà che va riconosciuta e rispettata, e che è invece assente nelle sconfitte quotidiane di chi non ha più la capacità di sognare e sa solo disprezzare chi invece ancora ci riesce.

Come scelgo le mie letture

Trovare sempre qualcosa di nuovo da leggere mi piace molto.

La mia lista dei desideri su Amazon si arricchisce costantemente di nuovi titoli e anche il mio Feed Reader accumula di continuo nuove fonti dalle quali attingere. E il bello è che spesso le mie future letture – cartacee o in formato e-book – mi conducono alla scoperta di nuovi siti o di nuovi blog, così come questi ultimi mi conducono all’acquisto di nuovi libri. Continua a leggere

Rompiamo il ghiaccio

Ho letto in questi giorni che in futuro i blog – e dunque il blogging – rappresenteranno ancora il cuore di Internet. E’ una affermazione per me rassicurante, e spero tanto di poterne trovare conferma.

Nel momento in cui scrivo, a livello nazionale pare invece che i blog non stiano attraversando un momento particolarmente felice, travolti dal successo di forme di comunicazione più immediate e meno impegnative sia per il loro autore che per i lettori. Molti blog che seguivo e che non mi hanno solo fatto compagnia o intrattenuto in tanti momenti, ma mi hanno davvero insegnato qualcosa, hanno chiuso i battenti. E ne sento tuttora la mancanza.

A prescindere dalle loro alterne fortune, considero comunque i blog come una delle migliori risorse messeci a disposizione dalle rete. Uno dei miei blogger preferiti – e uno di quelli che ha deciso di chiudere il proprio blog italiano proprio di recente – ha assimilato l’autore di un blog allo speaker di una trasmissione radiofonica. Si tratta di un paragone che mi ha colpito, perché mi ha subito spinto a immaginare a quale potenziale possa arrivare un buon blog.

Per quel che mi riguarda, inizio questa avventura senza particolari ambizioni, se non con quella di scrivere “qualche parola” con maggior regolarità di quanto non faccia ora. E, magari, di riuscire anche a suscitare l’interesse di qualche lettore.

Non sarebbe affatto male.