E-mail d’altri tempi

Non mi vergogno di dire che piuttosto che venire meno ad alcuni insegnamenti acquisiti nel corso delle elementari, mi farei scuoiare. E’ più forte di me.

Un esempio? La mia maestra mi aveva insegnato che per scrivere una lettera si inizia con “Caro/a…”, si va a capo e la prima parola della riga successiva va collocata in corrispondenza della virgola della riga precedente. Così:

Caro/a Amico/a,

                                       ti scrivo…..

Ecco, forse non mi capita spesso di scrivere lettere, ma potete scommettere che le mie email seguono la stessa impostazione. O faccio così, oppure non mi sento a posto. E cliccare sul tasto “invia”, quando non rispetto quella impostazione, mi fa sentire sciatto. Non parliamo poi di spedire email senza averle prima riviste e corrette. Forse sarò matto, ma un errore di battitura, l’omissione dello spazio dopo la virgola, una ripetizione, o qualche altro accidente occorso magari per la fretta, mi disturbano di brutto. Pensare di spedire una mail priva di firma o senza una formula di saluto è per me follia pura.

E’ un’attività che di certo richiede il suo tempo e che non ho ancora capito se qualcuno dei destinatari delle mie email apprezza.

Sinceramente ne dubito, perché quelle che ricevo di solito mi paiono il risultato di un brusco cambiamento di rotta nel modo stesso di concepire la posta elettronica. Non più lettere tradizionali su supporto digitale, come piace ancora pensare a me, ma una derivazione appena un po’ più sofisticata di un sms.

Formule di saluto in apertura e in chiusura? Lo stretto indispensabile. La firma? Non è detto. Cura per l’ortografia? Dipende. Se pensate che scrivere okkio sia uguale a occhio allora sì, grande cura per l’ortografia.

Dove voglio arrivare con questo discorso? Non lo so. So che oggi se la risposta a una mail di lavoro non arriva nel giro di qualche decina di minuti, allora si è già in ritardo (su cosa, resta da capire). Però credo che l’impiego di qualche regola formale nobiliti chi ne fa uso e sia anche un omaggio per chi ne é destinatario.

Ripeto, forse esagero, ma nella fretta e nella sintesi forse conseguente qualcosa di importante sta andando perduto. E di questo mi dispiace.            

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