Ho seguito un consiglio: mi sono riletto Shirley Jackson

Dopo aver letto questo post, mi è tornata la voglia di leggere i racconti di Shirley Jackson.
Secondo l’elenco annuale delle letture completate – ebbene sì, tengo una lista del genere – due anni or sono avevo concluso la lettura dell’inquietante romanzo “La casa dei dannati” e anche della raccolta di racconti “La lotteria”.
Quest’ultima riposava da allora nel mio Kindle.

Inutile dire che andarla a riscoprire non è stato affatto tempo perso. Continua a leggere

HMS Erebus e Terror – Una gallery

Come ho scritto nel post di qualche giorno fa, dopo aver letto il libro di Simmons sulla sfortunata spedizione di sir John Franklin alla ricerca del mitico passaggio di Nord – Ovest, ho cercato di approfondire i fatti storici dai quali prende le mosse il romanzo.

E ho scoperto che le due navi, divenute a propria volta l’oggetto della ricerca di altre spedizioni, quando in patria era parso evidente che “qualcosa” non aveva funzionato a dovere, sono state immortalate in numerose opere pittoriche.

Riporto qui una serie delle migliori immagini che ho trovato in rete. Continua a leggere

#ioleggoperché

…perché i libri sono ali, che aiutano a volare….ah no. Mi sono sbagliato. Questo è quello che dice il Topo con gli occhiali, protagonista di una delle canzoni che mia figlia ascolta qualche centinaio di volte al giorno.

Che poi, in effetti, non gli si può certo dare torto.

Comunque sia, ecco i miei motivi per continuare a condurre, malgrado tutto, una vita da lettore. Continua a leggere

La scomparsa dell’Erebus – di Dan Simmons

Questo libro mi è piaciuto così tanto da mettermi in seria difficoltà nel decidere da dove cominciare per parlarne.

E allora invece che dal libro, inizierò a dire qualche parola sull’autore, Dan Simmons.aef7a1a606230c5dc6f8b75e8cc742d7

Per quanto mi riguarda, è uno dei migliori scrittori in circolazione. Ho sentito dire da alcuni che la sua qualità migliore sarebbe quella di far rendere al meglio idee prese “in prestito” da altri. Però – a prescindere dal fatto che possa o no legittimamente rivendicare la paternità sulle idee alla base delle sue opere – nei vari generi in cui si è cimentato ha sempre toccato la vetta.

Lo ha fatto nella ricchissima saga fantascientifica di Hyperion, lo ha fatto nell’ambito della narrativa horror, prima con l’inquietante “Il canto di Kalì” e poi con il simil-kinghiano “L’estate della paura”, e si è distinto perfino nell’ambito dell’hard boiled, con la divertente saga del detective Joe Kurtz.

Avevo in programma da tanto tempo di leggere “La scomparsa dell’Erebus”, ma non l’avevo mai fatto prima, intimorito dalla sua mole, non esattamente tascabile. Aspettavo il momento buono, quando avrei avuto il giusto tempo a disposizione per immergermi nella lettura, senza troppe interruzioni.

E se avessi aspettato quel momento, probabilmente non avrei ancora sollevato la copertina di questo tomo dalle dimensioni più che rispettabili. E mi sarei perso qualcosa che si è imposto nelle mie giornate, in ogni momento libero, costringendomi a ricavare un ritaglio di tempo a ogni costo per procedere anche di poco nella lettura. Continua a leggere