Una questione di punti di vista

Oggi eravamo invitati da un amico in campagna per una grigliata.

Ma detto così non rende. Questo amico è l’ultimo proprietario di una cascina appartenuta alla sua famiglia almeno per le ultime quattro generazioni.

Si tratta di uno di quei complessi rurali di una volta, risultanti dalla somma di vari costrutti edificati in epoche diverse intorno a un grande piazzale, attraversato dalla strada di campagna che conduce al più vicino paese. Tutto intorno alla cascina, campi coltivati a perdita d’occhio, in una sequenza interrotta solo da strade sterrate e risaie colme d’acqua.

90962599Ci eravamo già stati, ma questo non mi ha impedito di smarrirmi e prendere la strada sbagliata a un bivio tra l’ultimo paese e la cascina. Quando l’errore si è rivelato evidente, perché davanti a noi si estendeva solo campagna per chilometri e non c’era alcuna cascina all’orizzonte, ho chiamato il nostro ospite, sicuro che gli sarebbe stato impossibile stabilire con certezza dove ci trovavamo e darci quindi qualche indicazione.

“Cosa vedi?”

“Abbiamo un albero alto che sembra un cipresso sulla destra e…” cercavo disperatamente un altro dettaglio significativo.

Ci vedevo già arrivare alla grigliata quando gli altri ospiti stavano sorseggiando i loro caffé,

“Allora hai sbagliato all’ultimo bivio: torna indietro e gira a sinistra”, mi ha detto subito lui. Io e mia moglie ci siamo fissati a lungo.

Il pranzo, una grigliata davvero ricca, con tutti i grandi classici delle grigliate cotti a puntino, si è protratto per diverse ore. Tra un piatto e l’altro, infatti, i bambini non perdevano occasione di alzarsi per giocare nel cortile soleggiato e gli adulti per scambiare qualche parola. Abituato alle incursioni delle zanzare subite in città, non ho potuto fare a meno di lanciare occhiate apprensive alle finestre, per trovare la rassicurante presenza delle zanzariere.

Alla mia figlia più grande, da poco in grado di andare in bicicletta senza rotelline, non è parso vero di avere a disposizione tutto il cortile della cascina, per continuare ad allenarsi. Mentre lei girava intorno all’ampia aiola al centro del cortile, un quadrato d’erba occupato da uno scivolo, delle altalene, e altri giochi per bambini, ho cercato sul tetto della cascina una parabola, senza trovarne traccia. Poi ho lanciato sguardi sconfortati nelle quattro direzioni, trovando solo campagna e alberi.

Durante il pranzo, quando ho accennato all’ultima serie Netflix che stavo seguendo, ho ricevuto in risposta espressioni interrogative e sorrisi di circostanza. E mia moglie ha scosso più volte la testa, credo in segno di compatimento.

Nel tardo pomeriggio, è venuta l’ora dei saluti. Mentre mi stavo chiedendo se sarei mai riuscito a indovinare la strada di casa, ostentando comunque sicurezza nel montare in auto, è arrivata la frase che mi ha gelato.

“Ma come ha fatto vostra figlia a imparare ad andare in bicicletta in bicicletta in città, che lì non c’é niente?”

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