“John Belushi – Chi tocca muore” di Bob Woodward

johnbelushi-1-568x730La biografia dell’attore comico John Belushi si piazza in ottima posizione nella classifica dei libri più tristi e allo stesso tempo più istruttivi che abbia mai letto.

Scritto da uno dei due giornalisti del Watergate, Bob Woodward, l’opera ripercorre con dovizia di particolari la breve parabola di un uomo capace di diventare a poco più di trent’anni uno dei comici più seguiti d’America. E uno degli attori più pagati dello show businness.

Per ricostruire la breve esistenza di Belushi, Bob Woodward riferisce di aver intervistato circa trecento persone.

E se i primi anni di vita e di carriera scorrono piuttosto veloci, con l’avanzare della lettura il tempo del racconto rallenta, fino a diventare una ricostruzione dettagliata, dapprima degli ultimi mesi e poi degli ultimi giorni di Belushi.

Così dopo i primi passi mossi sulle scene indipendenti e il successo riscosso grazie alle sue capacità di imitatore e di improvvisatore, assistiamo all’approdo nel mondo della comicità televisiva di Belushi con lo spettacolo Sathurday Night.

Qui la sua esuberanza, la sua capacità di rubare la scena, spesso in modo deliberato, lo rendono la star dello show, alla pari con l’acclamato e odiato concorrente Chevy Chase.

Stringe una solida amicizia con Dan Aykroyd, all’epoca attore di belle speranze.

Assistiamo al racconto di provini esilaranti, alla elaborazione di gag fulminanti, e saliamo con John Belushi sulla folle ottovolante che lui chiamava vita, un treno che di fatto faceva ben poche fermate, e solo quando le energie fisiche (o la mancanza di pronta reperibilità di droghe) lo imponevano.

Nel proverbiale battito di ciglia John Belushi ha ottenuto successo, fama e denaro.

Ma pareva andare sempre più assottigliandosi la distinzione tra l’attore e la persona. Si sentiva obbligato a vivere sempre al massimo dei giri, a risultare sempre divertente, a partecipare a ogni festa e a non dormire mai. Almeno nel corso della sua attività di attore per Sathurday Night è lo stesso Belushi a chiarire che solo quello stile di vita gli consentiva di intercettare e far proprio lo spirito della città di New York e di introdurre così sempre nuove trovate nel proprio repertorio.

Come ottenere il risultato? Con la droga.

Con la droga che a poco a poco pare insinuarsi nella sua vita e giocare un ruolo sempre più importante. La cocaina compare addirittura nei suoi spettacoli per Sathurday, come nella famosa gag in cui un compunto Beethoven dopo un “tiro” si trasforma in uno scatenato Ray Charles.

Il richiamo di Hollywood si fa sentire presto ed è proprio l’ambiente vizioso di Los Angeles a decretare il destino di Belushi.

Qui la droga è abbondante e di facile reperibilità e le occasioni per provarla, nel mondo delle star, non mancano.

John Belushi se ne va così. Lasciato solo, muore soffocato in una stanza d’albergo. Dan Aykroyd stava scrivendo le sceneggiature di alcuni film – Ghostbusters e Spie come noi – che avrebbero dovuto avere per protagonista proprio il suo grande amico John, ma che saranno interpretati da altri, come sappiamo.

L’ultima parte del libro di Woodward è quasi noiosa. Il creativo John Belushi è ormai scomparso, e ha lasciato il posto a un uomo impegnato solo nella ricerca dell’ultima dose. Forse lui stesso era consapevole del proprio declino, visto che le testimonianze dei suoi ultimi giorni lo immortalano anche intento a guardare in un locale pubblico le repliche delle vecchie stagioni di Sathurday Night. Qualcuno, che forse aveva capito, ritiene di aver assistito a una versione live di “Viale del Tramonto”.

La biografia di Belushi è di certo interessante nella rappresentazione del mondo dello spettacolo americano della fine degli anni Settanta. Ma raggiunge la sua ragione d’esistere nel veicolare con la semplice esposizione dei fatti il devastante potere della droga.

Un’ondata di profonda tristezza travolge la moglie e gli amici di Belushi quando apprendono la notizia della sua morte. Tutti la temevano, ma nessuno di loro è riuscito a intervenire per tempo. E una grande tristezza travolge anche il lettore, che ha accompagno John Belushi fino al suo ultimo, solitario, viaggio autodistruttivo. Aveva trentatré anni.

Un libro consigliato? Di certo.

We do sincerely hope you’ll all enjoy the show and please remember people, that no matter who you are and what you do to live, thrive and survive, there’re still some things that make us all the same. You, me, them, everybody, everybody.

Everybody needs somebody

Everybody needs somebody to love, someone to love

Everybody Needs Somebody To Love Blues Brothers

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...