Slow West

Fino a qualche giorno fa, per convincere qualcuno che il genere western ha ancora qualcosa da dire, lo avrei indirizzato verso l’edicola più vicina e gli avrei consigliato di mettere le mani sul primo numero di Tex che gli fosse capitato a tiro.

Perché si tratterà pure della più vetusta serie bonelliana, ma le storie di Mauro Boselli, e del gruppo di sceneggiatori all’opera su questa autentica icona del fumetto italiano, ogni mese smentiscono l’assunto che il genere abbia detto tutto quello che poteva dire.tex01

Allo stesso modo, anche gli autori di Slow West, che ho visto l’altra sera grazie a Netflix, si cimentano e riescono nella medesima ardua impresa.

Il protagonista, Jay, è un giovane nobile scozzese spintosi tra le desolate lande del West alla ricerca di Rose, la ragazza che ama da sempre. Anzi, la ragazza che si ostina a inseguire da sempre, benché lei non abbia mai fatto mistero di considerarlo il fratello che non aveva mai avuto. Jay non sa, però, che sulla testa di Rose e di suo padre pende una taglia. E che ci sono parecchie persone interessate ad accaparrarsela, in un modo o nell’altro. Forse anche il cow boy che dice di volerlo condurre sano e salvo dalla ragazza, dietro lauto compenso, metterebbe volentieri le mani sulla taglia. O forse no?

tsa_2297716_2015-07-7-00-15-48A riassumerla in questi termini, la storia di Slow West pare comune a mille altre già comparse sugli schermi. Eppure il racconto si pone in contrasto con ciò a cui siamo abituati. Non siamo dalle parti de “Gli spietati” di Eastwood, dove il mondo del West subiva la definitiva demitizzazione, ma siamo anche lontani dal canone di John Wayne. Piuttosto, lo scopo della narrazione pare quello di portare con cruda obiettività la violenza che ha accompagnato l’uomo bianco nella conquista di terre inesplorate o in precedenza appartenute ad altri popoli. Si spara prima di parlare, in Slow West, soprattutto perché sparare è spesso l’unica scelta che rimane. Per non soccombere a propria volta. E anche se è la scelta più sbagliata da compiere e la riconosciamo come qualcosa che ci dannerà per sempre.

Alla brutalità della natura umana fa da spietato controcanto la bellezza di paesaggi lussureggianti. Di rado il selvaggio West è stato bello come in questo film. Una bellezza destinata a risultare contaminata dalla grande quantità di sangue umano versato. Eppure, pare volerci dire l’autore attraverso la parabola del protagonista, anche un amore sbagliato, come quello portato nel cuore da qualcuno convinto di possedere un’altra persona, può condurre alla salvezza. Perché la passione per qualcosa di diverso dalla soddisfazione dei bisogni primari è in grado di sopravvivere, di trasferirsi anche in altri cuori, e di vivere in forme sane. this-western-starring-michael-fassbender-is-hilarious-violent-and-awesome-702x336

In Slow West il protagonista sa a mala pena andare a cavallo, e maneggiare una pistola non è certo il suo forte. Per contro, il cow boy Silace, che lo accompagna, sa sparare e cavalcare come pochi, eppure il senso di ciò che fa gli sfugge, non ha una prospettiva. Rappresenta l’opposto di un personaggio come Tex, che invece conosce bene ogni risposta e anzi lui stesso rappresenta la risposta a ogni dilemma.

Come dicevo, due modi diversi e contrari di affrontare il medesimo, vecchio, materiale e renderlo in qualche modo nuovo.

Se siete abbonati a Netflix, provate Slow West. Non penso che ve ne possiate pentire.

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