Vecchio Flint

Seguo da tempo i cosiddetti autori autoprodotti e uno dei più interessanti sul fronte mi pare Marco Siena.vecchioflintcopertina-225x300

Di lui avevo già letto “Libera me” e mi sono lasciato tentare dall’appena uscito Vecchio Flint, proposto al pubblico a un prezzo che sembra un ricatto.

E poi si tratta di una storia di vampiri. E io adoro le storie di vampiri.

Marco Siena chiarisce subito che la sua è proprio una storia horror, come al suo solito ambientata nella provincia modenese.

Così mi sono ritrovato in compagnia di Mattia, studente universitario e voce narrante, che per sbarcare il lunario accetta una proposta di lavoro dalla bella Serena, una ragazza conosciuta a una festa. O forse accetta il lavoro proprio perché Serena è una bella ragazza.

Dopo uno strano colloquio di lavoro con il padre di Serena, Raul, Mattia è arruolato come autista e “palo” nella avventurosa missione portata avanti da anni dalla famiglia di Serena: dare la caccia al vecchio Flint e possibilmente toglierlo dalla circolazione una volta per tutte.

Siena pare suggerire che la preda dei nostri sia un vampiro sui generis, ossia una specie di anziano puzzolente, con l’abitudine di sparire nel periodo in cui cade in letargo, prosciugando le risorse dell’ambiente. Piante appassite e terreni inariditi sono i segni distintivi della sua presenza.

Pare anche in grado di controllare le persone, stando a quanto lascia intendere Raul, reticente a fornire troppe informazioni a Mattia, al quale in fin dei conti è assegnato un ruolo di subalterno nella caccia al mostro.

Il ritmo è serrato e la voce narrante di Mattia è simpatica. Si arriva alla fine con piacere, ma…forse il problema si presenta proprio quando si arriva alla fine.

Perché “Vecchio Flint”, più che un racconto autonomo, pare l’inizio di un romanzo, perché è troppo breve e con troppi interrogativi irrisolti. A me personalmente ha lasciato più un’impressione di incompiutezza  – e una certa insoddisfazione – anziché la curiosità per un futuro seguito, di certo vero obiettivo perseguito dall’autore.

In altre parole, avrei apprezzato di più il racconto se fosse stato maggiormente risolutivo. Così com’é mi è parso più che altro un test per saggiare i gusti del pubblico. E la cosa mi è dispiaciuta, proprio perché il mio, di gusto, l’aveva incontrato.

E allora, lo consiglio? Tenuto conto del prezzo e dell’indubbio piacere suscitato dalla lettura, sì. E speriamo che l’autore ci dia presto un seguito, perché sapere il vecchio Flint lasciato così, a far danni nella campagna modenese, pare proprio brutto.

 

 

 

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